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Diciamolo subito, chiaro e tondo: non c’è ancora una cura per il Covid 19.

Esistono però dei metodi, delle terapie che possono aiutare il decorso della malattia in alcuni soggetti o alleviarne i sintomi.

Alcuni dei farmaci utilizzati per curare la malattia stanno sicuramente dando risultati incoraggianti, ma bisogna andarci con i piedi di piombo, in quanto si tratta di cure sperimentali, che potranno essere eventualmente validate soltanto dopo aver registrato gli esiti degli studi clinici in corso.

La cura col plasma dei guariti

Come era stato anticipato dall’avvio delle ricerche all’inizio della pandemia, si è cominciato ad utilizzare il plasma dei guariti per curare gli ammalati. Grazie a questa pratica, la carica virale e i sintomi si riducono in pochi giorni, determinando un rapido miglioramento delle condizioni dei pazienti.

Vogliamo sottolineare un aspetto: il plasma, secondo alcuni studi, ha una carica di anticorpi che diminuisce col passare del tempo nei soggetti guariti, che non possono provvedere quindi a fornire plasma per curare tutti gli ammalati, e soprattutto non possono farlo per sempre.

Il vaccino e la cura sono le uniche vie di uscita.

I farmaci antivirali

Dal momento che non esistono ancora farmaci dedicati per la malattia, le terapie sperimentali testate in queste settimane hanno fatto uso di farmaci in regime off-label: sono farmaci approvati, ma indicati per altre patologie e somministrati previa valutazione da parte del Comitato Etico Istituzionale.

Gli antivirali impediscono la replicazione del virus e aiutano il sistema immunitario a contenere l’infezione. I più utilizzati sono la clorochina o l’idrossiclorochina che, secondo i primi studi eseguiti in Cina, migliorano la sintomatologia dei pazienti e riducono il periodo di degenza.

Kaletra, solitamente utilizzato per l’HIV, e Remdesivir, sviluppato inizialmente per l’Ebola.

Il secondo viene per ora somministrato a scopo compassionevole in terapia intensiva, anche se potrebbe, in breve tempo, entrare nei primi test clinici con pazienti in fasi meno avanzate della malattia.

Farmaci ad azione immunosoppressiva

Una delle conseguenze di COVID-19 è la polmonite.

 Si è quindi pensato di utilizzare molecole capaci di disattivare l’eccessiva risposta immunitaria e supportare la ripresa funzionale dei polmoni.

In questo caso, la molecola più utilizzata è Tocilizumab, un anticorpo monoclonale già in commercio per l’artrite reumatoide che agisce bloccando la produzione di Interleuchina-6 (IL-6), una molecola infiammatoria prodotta dal sistema immunitario in risposta a infezioni virali.

 

Il mondo scientifico ci va molto cauto: l’utilizzo di questi farmaci immunosoppressivi, riducendo l’azione del sistema immunitario dei pazienti, rischia però di esporli ad altre infezioni.

Se vuoi approfondire l’argomento oppure porre qualche domanda, contattaci. Il nostro team di professionisti sarà felice di risponderti.

 

  • Jun 15, 2020
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